di don Giovanni

Processione delle palme

Processione delle palme

Tradizione nel sentire comune è la trasmissione nel tempo, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze, di consuetudini, usi e costumi, modelli e norme. Ma per noi cristiani tradizione è qualcosa di più grande e profondo, perché riguarda le verità fondamentali che toccano la nostra fede, che ci trasmettono il vissuto della comunità cristiana, la vita sacramentale e liturgica, l’esperienze dei santi, la vita di Gesù e la comunione con Lui. Il cristianesimo infatti, come religione rivelata storica, rimanda necessariamente ad un evento storico, all’insegnamento, alle azioni, alla vita, alla morte e resurrezione di Gesù, quali ci sono trasmesse dalle testimonianze degli Apostoli.

Questa tradizione non è solo la presentazione degli eventi del passato tramite le parole e il ricordo; nella tradizione infatti è il Risorto stesso ed il suo Spirito che si rendono presenti e interpellano la libertà dell’uomo mediante l’offerta della Salvezza. Da questo punto di vista la tradizione è innanzitutto una realtà vivente, la realtà vivente della fede vissuta della Chiesa, nella sua attualità e nella sua continuità storica con gli Apostoli e con Cristo. Allora comprendiamo bene che la fede pasquale non è il ripetere di riti, gesti, consuetudini passate che ci danno motivo di arroccarci nella nostra mentalità chiusa e abitudinaria, a volte senza conoscerne neppure il vero significato.

La fede pasquale è invece l’incontro vivo con il Cristo Risorto presente nella Chiesa e nei sacramenti, incontro reale che tocca la nostra vita, incontro sempre attuale e che sempre si rinnova ed è capace di trasformare la nostra esistenza.

Per questo viviamo l’anno liturgico: per ripercorrere insieme a tutta la comunità il cammino della fede nella Chiesa, per poter incontrare lungo la strada il Cristo Risorto che si affianca a noi e ci spiega le Scritture e il disegno di Amore del Padre e si siede con noi per spezzare il Pane della sua vita donata per noi. Per accogliere con umiltà il rimprovero di Gesù “stolti e tardi di cuore nel credere alle Scritture”, per accogliere il suo invito “tocca le mie mani, le ferite del mio costato..” e esclamare con Tommaso “Mio Signore, Mio Dio!” e gridare con Giovanni “È il Signore!”.

Allora la tradizione non diventa più un muro che ci chiude ma un vento che ci spinge verso processi sempre nuovi che ci fanno uscire da noi stessi e riprendere continuamente il cammino per donare a tutti quello che abbiamo sperimentato: “Quello che abbiamo visto, quello che abbiamo udito, quello che le nostre mani hanno toccato, noi lo annunciamo a voi..”

E così anche oggi si realizza la Pasqua del Signore e la nostra Pasqua!